leggende

Le leggende metropolitane hanno lo scopo di divertire, di cementare i rapporti tra gli esseri umani che se le scambiano, di confermare il sistema di credenze dei ripetitori.

Questi scopi vengono perseguiti in maniera inconsapevole: possiamo quindi parlare di leggende “naturali”.

Nei loro effetti, le leggende non vanno comunque considerate “neutre”: la leggenda del ragno velenoso contenuto nei tronchetti della felicità non aveva l’intenzione di ledere i venditori di piante, eppure lo fece. 

La possibilità di una leggenda di generare vantaggi (e svantaggi) concreti ha fatto sì che, accanto alle “leggende naturali”, venissero create delle “leggende artificiali”: appositamente progettate per danneggiare qualcuno, o per avvantaggiare qualcun altro.

Le leggende artificiali presuppongono l’esistenza di un esperto in comunicazione orizzontale, che sia in grado di creare una leggenda, e di farla partire, innescando  il tamtam interpersonale.

Questo specialista è il legendmaker.

Il legendmaker è un professionista  che conosce a fondo i meccanismi della comunicazione orizzontale: sa perciò come fare per elaborare un storia capace di reclutare migliaia di ripetitori attraverso il passaparola. 

L’obbiettivo del LM è quello di provocare la  diffusione di  notizie “a favore” del  proprio cliente (un’azienda, un gruppo economico, ecc)  così da promuovere degli orientamenti positivi che possono spingersi fino al comportamento d’acquisto.

Ben si comprende pertanto perché il Legendmaker sia richiesto non solo dalle aziende che vogliono lanciare o rilanciare un prodotto, ma anche dalle  istituzioni che intendono promuovere dei comportamenti “positivi” da parte dei cittadini (come incoraggiarli alla raccolta differenziata dei rifiuti, a non correre in auto, ecc.)

A differenza del pubblicitario tradizionale, che si muove all’interno della “comunicazione verticale” (stampa, radio, televisione), il LM procede lungo la via della “comunicazione orizzontale”.

Una volta scelta  la notizia  che intende diffondere, il LM  studia accuratamente il target cui vuole  indirizzarla.

Le informazioni che ne ricava gli serviranno per elaborare una storia che sia in grado di far “passare” la notizia: inserire il messaggio favorevole al  proprio cliente all’interno di  una storia è infatti indispensabile per attivare il passaparola. Se non viaggia insieme ad una bella storia, la notizia non arriva lontano. 

Per fare in modo che  la storia catturi  l’attenzione, il LM  ci mette dentro uno o più argomenti  che cominciano per  Esse, scegliendo quelli  più graditi  dal suo specifico target (che ormai conosce a fondo, per averlo studiato). 

Tutto questo però potrebbe non bastare. Per assicurarsi che venga ripetuta, e quindi diffusa, occorre che la storia confermi  le idee dei soggetti che appartengono a quel target.

Quando questo avviene, chi l’ascolta la gradirà molto, e la racconterà. Si attiverà così un passaparola capace di autoalimentarsi. E la notizia infilata all’interno di quell’affascinante storia arriverà dappertutto.

Per avviare il procedimento, per portare la storia a contatto col proprio pubblico, il LM ha bisogno di  un certo numero di “diffusori”.

Sono persone che hanno l’incarico di raccontare in giro quella storia, in modo da accendere la miccia del passaparola. La cosa migliore, per un diffusore, è parlarne con chi parla ogni giorno con un sacco di gente:  tassisti,  baristi,  parrucchieri,  portieri,  salumieri.

 “Seminata” la storia grazie ai diffusori,  il LM può considerare esaurito  il suo compito: se l’avrà  scelta secondo le regole, si diffonderà, sull’onda di un inarrestabile passaparola.

Più la storia è ben confezionata, meno diffusori iniziali occorrono. Va da sé che un alto numero di diffusori  facilita la penetrazione della storia nel territorio. 

Il settore in cui opera il  legendmaker è il “marketing occulto”.

 

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