leggende

Le bufale sono notizie, o storie, o fatti di cronaca falsi, che i grandi media (giornali, radio, televisione) comunicano come veri. Diffondendoli attraverso i canali della “comunicazione verticale”: quella che parte dall’alto (dagli organi d’informazione) e scende verso il basso, fino al cittadino.

L’eventualità di incappare in una bufala è molto temuta dai media: quando questo accade, vedono infatti incrinarsi il rapporto di fiducia con il pubblico.

E’ per questo che le bufale sono in larga maggioranza involontarie: dipendono cioè da un errore (es. da un  mancato o  insufficiente controllo delle fonti) di chi le dà.

Molto più raramente, i media, in piena consapevolezza, decidono di dare in pasto all’opinione pubblica una bufala. In questo caso parliamo di  bufale volontarie.

In ambedue i casi, le bufale possono essere smentite abbastanza facilmente. Al contrario di quanto accade per le leggende metropolitane: quelle storie false che si diffondono attraverso la comunicazione orizzontale, e sono per questo praticamente impossibili da smentire.  

  Il  termine  “bufala”  si riferisce probabilmente all’errore in cui è incorso chi quella notizia l’ha presa (e data) per buona.  Credeva che fosse qualcosa di grosso, (un toro), ma ha preso un abbaglio. La sua creatura – la notizia – somigliava solo alla lontana al toro: era infatti un bufalo, animale notoriamente mite, di nessun appeal. Anzi, meno ancora: era una bufala, ancor più mansueta e insignificante del suo partner.

L’appellativo di bufala allude insomma a una notizia gonfiata, che alla verifica si rivela assai meno grossa ed importante: o addirittura, di nessuna consistenza.

 

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